Swami Veetamohananda

 

Gli Aforismi di Patanjali

(Versetti 24-27)

 

Traduzione a cura di Amanzio Borio

 

 

L'uomo di oggi sembra allontanare sdegnosamente la nozione di Eternità. Egli dice che non ha niente a che vedere con la “realtà pratica”. Eppure i mistici lo affermano: l'Eternità non è un concetto filosofico, né un dogma religioso, né un ideale inaccessibile. L'Eternità, infatti, è semplice, del tutto evidente, presente, diretta.

“Chi si manterrà nel cuore dell'uomo per essere calmo e vedere come l'Eternità, sempre immobile, né passata né a venire, sussurra il tempo passato e futuro?” domanda Sant' Agostino. Dobbiamo aprire gli occhi in maniera radicalmente empirica.

Un saggio cristiano invita tutti quelli che sono assetati di Eternità a cercarla nel presente. “Il presente è la manifestazione del nome di Dio e viene dal Suo regno”. Vedete bene che l'Eternità è la sola realtà, non ce ne sono altre.

L'uomo moderno sogna di domani e di sempre.  Si lega  da solo con le catene torturanti del tempo e i fantasmi di ciò che non è il vero presente. Spreca la sua energia nelle brume fantasiose del ricordo e dell'attesa.

Non riduciamo così la Realtà alla pochezza? Incapaci di vivere nell'Assoluto e di immergerci nella beatitudine dell'Eternità, noi cerchiamo come sostituti anemici le semplici promesse del tempo, sperando sempre che il futuro sarà glorioso!

Per lo yogi, questa specie di limitazione è solo sofferenza. Egli dice che tutti i nostri problemi sono in relazione al tempo -  le nostre preoccupazioni vengono dal passato o dal futuro. Noi rimpiangiamo numerose azioni passate e temiamo le loro conseguenze sul futuro. Il nostro senso di colpa è inseparabilmente legato al passato. E porta alla depressione, all'amarezza e ai rimpianti.  Analogamente, ogni nostra ansietà è legata ai pensieri sul futuro e trascina con sè un senso di timore.

Il più grande ostacolo apparente all'unità della coscienza – la Pura Coscienza – è identificarci, in maniera erronea, col nostro piccolo sé. Per liberarci da queste limitazioni illusorie, per essere liberati da questo paio di  opposti, dobbiamo amare l'unità della coscienza, la Pura Coscienza, che Patanjali chiama “Ishvara”.

Questo si può fare dirigendo la nostra forza di attenzione verso Ishvara per mezzo del Puro Amore-la devozione. (Ishvara Pranidhanandva).

Ishvara – Dio – non può essere riassunto in una sola espressione. La Realtà divina non è esaurientemente esprimibile. C'è anche il fatto che la rivelazione di Dio è unica in ciascuno di noi, diversa in ciascuno di noi. Per questo la Divinità e l'umanità sono due aspetti della vita dello yoga. Così, il modo di vivere lo yoga risiede nelle profondità del sé. Questo è reso possibile dall'introspezione, dall'amore e dalla fede.

 

Colui che pratica lo yoga si sente a casa sua nella sinagoga come nel tempio, nella chiesa o nella moschea. Dio, Ishvara, il Sempre-Presente, l'Onnipotente non è limitato da una credenza. Un vero yogi non è mai dogmatico, non divide mai l'umanità in campi differenti. Il Dio dello yogi è una forza unificatrice.

Gli yogi dicono con molta energia che gli esseri umani devono creare volontariamente questo senso di Dio con altrettanta cura e attenzione che per una creazione artistica. Questa concezione della percezione di Dio non è fatta per sedurre le persone abituate a risultati veloci, ai pasti rapidi, alla comunicazione istantanea. In effetti, il Dio che corrisponde alla concezione di Patanjali non può essere sperimentato così rapidamente come l'estasi immediata dei predicatori di rinascita.

Gli esseri umani hanno sempre creato una fede che è adeguata ad essi, che coltiva il loro senso del meraviglioso e dà un significato ineffabile alla loro vita. Ed è questo senso del meraviglioso che Patanjali chiama devozione. Il non-senso della vita può essere trasformato in proposito di raggiungere la Realtà superiore. Il senso di alienazione può essere trasformato dall'amore di questa Realtà superiore. La passività e la violenza possono essere dirette verso questa Realtà, diventare più misurate e più sane e creare una nuova sorgente di significato. Patanjali, questo grande psicologo dello yoga, conosce bene tutti i tipi di temperamenti quando suggerisce la devozione a Ishvara.

“La concentrazione può anche essere ottenuta attraverso la devozione a “Ishvara”, dice.

 

Versetto 24. “Ishvara è un tipo di Essere che non è toccato dall'ignoranza, che non è soggetto ai karma o ai samskaras o ai risultati dell'azione”.

Egli spiega poi, nel versetto 25:

Versetto 25. “Presso di lui la conoscenza è infinita, presso gli altri non è che un germe”.

E nel versetto seguente:

Versetto 26. “Egli è stato l'istruttore di tutti i primi istruttori, perché non è limitato dal tempo”.

 

Lo yoga e il modo di vivere secondo il Vedanta richiedono uno sviluppo simultaneo della testa, del cuore e dell'azione. Essi presuppongono una vita di disciplina e l'adorazione dell'oggetto del proprio ideale. Nella tradizione indiana, l'oggetto dell'ideale di vita è sempre il Supremo. Ascoltiamo Sankaracharya: “L'universo assomiglia ad una città riflessa in uno specchio – la si vede nello specchio ma, in realtà, essa gli è estrinseca. Ed è così, come nel sogno, un fenomeno interiore ma che appare esteriore, ma che, di fatto, è interiore. La Verità, il Principio, il Brahman unico senza secondo, di cui il nostro Atman è un riflesso nel mondo, può essere compreso attraverso l'illuminazione personale.

A colui per la grazia del quale mi è venuta questa illuminazione, a questo Essere Supremo che si è incarnato in questo benevolo e generoso Maestro, offro il mio saluto profondo”.

Questo Essere supremo è stato anche celebrato col nome di Brahamanandam, Parama...

Poiché questa Realtà suprema guida eternamente la nostra coscienza, essa è chiamata Istruttore. E dunque lei è l'Istruttore  Assoluto di tutti gli istruttori.

 

Versetto 27. “Tasya vachakah pranavah”.

“La parola che lo esprime è OM”.

 

Ascoltiamo lo Yagur-Veda (Upanishad Katha):”Vi parlerò brevemente di questa meta che tutti i Veda, con una sola voce, propongono, di cui tutte le discipline parlano, e che è augurabile a tutti coloro che praticano la temperanza – si tratta di AUM (OM)”.

La relazione tra il nome e la forma è sempre stato un grande soggetto di discussione per la filosofia e le pratiche spirituali. Patanjali vede una relazione immediata e pratica con OM. La ripetizione di OM è talmente melodiosa e rilassante che reca una completa armonia attraverso l'espansione continua della coscienza.

Vediamo quale spiegazione ci dà Swami Vivekananda su questo simbolo di Dio che è AUM:

“Noi abbiamo bisogno di una parola per esprimere ciascuno dei nostri pensieri, ma queste diverse parole non hanno necessariamente lo stesso suono. I suoni cambiano a seconda del paese. Il nostro commentatore (Patanjali) dice:- nonostante la relazione tra il pensiero e la parola sia perfettamente naturale, questo non significa  una relazione rigida tra un suono ed un'idea-. I suoni variano, e tuttavia la relazione tra i suoni ed il pensiero è naturale. La relazione tra il pensiero ed i suoni è buona solo se esiste un legame tra la cosa significata e il simbolo; diversamente, questo simbolo non sarà mai utilizzato in maniera generale.

Un simbolo è la manifestazione della cosa significata, e se la cosa significata possiede già un'esistenza e se, per esperienza, sappiamo che questo simbolo ha già espresso molte volte questa cosa, allora, siamo certi che c'è una vera relazione tra loro. Anche se le cose non sono presenti, migliaia di persone le riconosceranno attraverso i loro simboli. Ci dev'essere  una relazione naturale tra il simbolo e la cosa significata. Allora, quando questo simbolo è pronunciato ricorda la cosa significata. Il commentatore dice che la parola che manifesta Dio è OM. Perché pone l'accento su questa parola? Esistono centinaia di parole per esprimere Dio. Un pensiero è collegato a migliaia di parole; l'idea di “Dio” è collegata a centinaia di parole e ciascuna di esse  è un simbolo di Dio. Molto bene!  Ma ci vuole una generalizzazione tra tutte queste parole, un substrato, un terreno comune di tutti questi simboli; ed un simbolo comune che sarà il migliore, che li rappresenterà davvero tutti.

Quando produciamo un suono utilizziamo la laringe ed il palato come cassa di risonanza. Esiste un suono materiale di cui tutti gli altri suoni sarebbero la manifestazione, un suono che sia il più naturale dei suoni? Questo suono è AUM. La prima lettera, A, è la radice del suono, la chiave. Essa è pronunciata senza toccare nessuna parte della lingua o del palato. M rappresenta l'ultimo suono della sequenza, perché è pronunciata con le labbra chiuse, e la U procede dalla radice alla fine, nella cassa di risonanza della bocca. Così AUM rappresenta il fenomeno completo di produzione di un suono. In quanto tale, esso è il simbolo naturale, la matrice di tutti i differenti suoni. Esprime la gamma completa di tutti i suoni e le diverse possibilità di pronunciarli. Ed oltre a questo, ci accorgiamo che le differenti idee religiose dell'India sono imperniate sulla parola AUM.

Tutte le idee religiose dei Veda si sono raccolte attorno a AUM. Che rapporto c'è con l'America, l'Inghilterra o tutti gli altri paesi?  Semplicemente questo. Questa parola è stata scelta in tutte le tappe dello sviluppo religioso dell'India ed è stata utilizzata per significare le differenti idee di Dio. Monisti, dualisti, monodualisti, separatisti e perfino atei, tutti hanno utilizzato AUM. AUM è diventato l'unico simbolo delle aspirazioni religiose della grande maggioranza degli esseri umani. Prendete, per esempio, la parola inglese GOD. Non ricopre che una funzione limitata e se volete andare al di là di questa funzione, dovrete aggiungere delle qualificazioni perché diventi Dio personale o Dio impersonale o ancora Dio assoluto. Ed è la stessa cosa nelle altre lingue. La parola Dio ha un significato molto limitato. Ma AUM include tutti i significati. Ecco perché può essere accettato da tutti”.

 

Andiamo un po' oltre. Da dove proviene l'eccellenza di OM? Facciamo riferimento a Sankaracharya:

“Il suono primario, Para, che è all'inizio generato dalla base (il Muladhara), entra nella regione del cuore, dove è conosciuto col nome di Pasyanthi. Là esso possiede poteri molto più sottili, esso è più etereo, più esoterico. Da lì esso penetra nella coscienza individuale. A questo stadio è conosciuto col nome di Madhyama”.

Sul piano fisico nulla è superiore al mentale. Ma in ogni essere esiste un potere più sottile che induce la formazione del suono. Questo potere misterioso è OM. Esso ha la capacità di agire sul nostro parlare e si trova nel canale Sushumna. La ripetizione di OM conduce la  coscienza dello splendore radioso nel nostro sé interiore sottile. Noi percepiamo allora all'interno di noi stessi l'immagine sferica del sole nascente che sparge il suo splendore rosato tutto intorno a lui. Questo misterioso potere vibratorio, che emana dal centro del cuore, è chiamato “Savitri” in sanscrito. Ed è anche menzionato nel mantra Gayatri. Così, l'aspirante deve sviluppare questa coscienza fino a che egli abbia realizzato la Conoscenza reale di sé stesso.

Una semplice ripetizione verbale di OM non basta. E' la visualizzazione appassionata della “M” e del nucleo centrale della sfera radiosa che conferisce la sua efficacia alla recitazione. Perché questo accade?

Sankaracharya dice:

“Colui che ha abbracciato la ricerca della conoscenza del Sé deve meditare senza sosta sull'OM mistico legato al Bindu (il punto). Meditando così, si assicura tutto ciò cui aspira, compresa la liberazione stessa. Io mi inchino con reverenza davanti a questo potente OM”.

La luce interiore integra in se stessa tutti gli altri poteri divini, l'armonia spirituale e la beatitudine. Facciamo di nuovo riferimento a Sankaracharya:

“Proprio come lo zolfo mantiene il mercurio inafferrabile in una forma arrotondata, la meditazione regolare, fatta con tutto il cuore su OM permette la concentrazione. Il mentale dell'aspirante non vagabonda più e si perde nella beatitudine dell'Infinito”.

Con la ripetizione di OM, l'Assoluto, che riposa arrotolato in se stesso nel centro Muladhara, avvolge lentamente tutta la personalità. L'energia causale del tono comincia a manifestarsi, conducendo così l'aspirante a questa Infinità.

In che modo questo suono “OM” è la combinazione intrecciata, intessuta e assemblata dell'Unità universale? Il suono “OM” è una forma di energia senza pari, che agisce come uno stimolo dell'udito. E' lo stesso suono del tuono, degli strumenti ad aria, del fischio del vento o del mormorio delle onde, delle gocce di pioggia che cadono sulla terra, del ronzio delle api, del fruscio delle foglie secche – tutto questo in movimenti ondulatori causati dalle vibrazioni dell'aria.

La vibrazione acustica di “OM” si propaga nei mezzi liquidi, solidi e gassosi. Numerosi tipi di strumenti musicali producono questo stesso suono “OM”. Le onde del  suono “OM” ci pervengono sotto la stessa  forma delle notizie date dalla  radio e dalla televisione.

 

Patanjali dice:

Tajjapa tad artha bhavanam”. “Bisogna ripetere “OM” oralmente e mentalmente e meditare sul suo significato”,

Cerchiamo di capire perché.

La vibrazione del suono “OM” è una manifestazione particolare della coscienza la cui forma più grossolana è la parola pronunciata. E' il senso che trasporta il potere delle parole. Noi non possiamo né pensare né comunicare senza le parole. Dietro a  ciascuna di loro sta il senso. Che cos'è il senso?  E' una forma di potere della coscienza che rivela  la conoscenza e unisce il soggetto all'oggetto. I grammatici indiani dei tempi antichi la chiamavano “sphota”, l'esplosione. Dunque, dietro ad ogni parola c'è un senso, dietro il senso c'è un'esplosione e dietro questo potere c'è la coscienza. Troviamo qui una delle grandi scoperte fatte in India.

Ciò conduce ad un'altra scoperta. Se ciascuno di noi attribuisse  un suo senso personale alle parole sarebbe impossibile comunicare. Questo mostra che, in effetti, tutte le parole e tutte le lingue sono basate su un senso universale comune. Ciò significa che c'è un potere  esplosivo universale associato a Brahman, la coscienza cosmica. Questo senso universale che trasporta il potere è chiamato il “suono Brahman” o “nada-Brahman”, o ancora “OM”.  E' grazie a questo  substrato comune universale che è possibile per tutti gli esseri umani comunicare in tutto il mondo – e a volte anche senza le parole.

In che modo conosciamo un oggetto?  Secondo le teorie della percezione, il mentale esce, per mezzo dei sensi, come da un canale e prende la forma dell'oggetto, mentre la luce dell'Atman illumina e rivela la forma  dell'oggetto all'interno di questo canale. Ma, secondo gli antichi grammatici indiani, è il “suono-Brahman” che rivela le immagini nel mentale e gli oggetti nel mondo esterno e che, inoltre, trasporta questa conoscenza agli altri per mezzo della parola. E' questo potere di rivelazione, di apertura, di manifestazione delle parole che è spiegato nel termine “esplosione”.

 

Il movimento d'apertura o di rivelazione verso l'esterno si compie in quattro tappe.

Alla prima tappa la conoscenza resta indifferenziata.

Alla tappa seguente essa è divisa in due, la parola (vak) e il suo significato, ma queste due parti sono ancora non separate e formano un'unità, come le due metà di un seme. E' il livello dell'intuizione, il piano dell'intelletto.

Alla terza tappa la conoscenza è separata in simbolo del suono e nel suo significato, come potrebbe essere una bolla che racchiude un po' d'aria. Siamo adesso al livello del pensiero ordinario, sul piano del mentale o “manas”.

Infine, quando parliamo la bolla scoppia e il senso contenuto nel simbolo del suono è condotto all'interlocutore.

 

La meditazione è il movimento inverso di questo processo. La recitazione cantata ad alta voce di OM riproduce la quarta tappa. Da lì noi avanziamo ad un'altra tappa ripetendo mentalmente OM e pensando al suo significato. Quando la meditazione si fa più profonda  noi raggiungiamo lo stadio del risveglio spirituale. A quel punto noi siamo trasportati dalla corrente del suono.

Benché il “suono-Brahman” sia infinito e assolutamente penetrante, ogni individuo possiede due punti, due centri - chakras in Sanscrito -  in cui si regge: un punto superiore, il chakra aijna,  ed uno inferiore situato nel cuore, il chakra Anahata. Nella scienza dei mantra il punto rappresenta il sé individuale. Il flusso di potere della coscienza tra questi due punti è chiamato il suono. Al punto inferiore il suono si divide in due, la parola e il suo significato. Questo rappresenta lo stadio del risveglio spirituale.

La divisione del suono, che va ininterrottamente al punto inferiore, produce un suono non-creato, senza origine, chiamato “anahata-dwani”, che è compreso nel cuore dagli yogi il cui mentale è sensibile alle vibrazioni del suono. In questo caso il risveglio spirituale significa il risveglio del chakra del cuore, contrassegnato dalla coscienza del suono senza origine, anahata-dvani.

Come avviene questo risveglio? Esso si realizza attraverso il potere delle vibrazioni presso coloro il cui mentale è più sensibile al suono. Le parole ordinarie non hanno che un potere limitato e si riferiscono agli oggetti fisici o alle idee mentali. La loro ripetizione non aiuta per nulla la conoscenza. OM si riferisce alle qualità sovrasensibili  ed ha il potere di rivelare le verità spirituali. Ha il potere di significare, di trasportare la Realtà.

Questo potere rimane addormentato se il mantra è ripetuto senza concentrazione, senza purezza e senza devozione. Per risvegliare il suo potere di “trasportatore”, vacaka sakti, un altro potere è necessario: quello della pratica spirituale. Quando la purificazione, la concentrazione, la devozione e la pratica sono presenti, i due canali laterali dell'energia psichica, Ida e Pingala, possono agire armoniosamente e ritmicamente. E' quando la ripetizione di OM è in accordo con questo ritmo interno che il mantra è risvegliato. Una volta risvegliato la sua ripetizione condurrà rapidamente al risveglio del sé individuale.

La prima funzione della ripetizione di “OM” è il risveglio del sé individuale. La sua seconda ed ultima funzione è di portare l'anima a questo stato di Realtà.